L'OTTAGONO DI CARLOMAGNO
Simbologia dell'architettura sulle tracce dell'imperatore

L'architettura è una forma di linguaggio, e quindi di comunicazione di valori, simboli, poteri . Essa si è sempre affiancata alle altre forme d'arte (pittura, scultura, musica, ecc.) ed è stata utilizzata, oltre che per assolvere a necessari scopi funzionali, anche per riassumere sinteticamente valenze simboliche.
Sul percorso di Carlo Magno, ricostruito grazie alle informazioni contenute nell'affresco di Carisolo, si sono cercate alcune tracce che potessero rimandare ad una influenza architettonica o ad una diretta paternità carolingia analizzando quei segni che derivano dalla simbologia del grande condottiero.

Ad Aquisgrana, odierna Aachen, dove è custodita la tradizione dei Franchi, possiamo osservare nell'architettura la matrice dello stesso pensiero politico di Carlo.
Egli voleva infatti dimostrare di possedere un potere equivalente a quello dell'imperatore di Bisanzio e la forma stessa della Cappella Palatina del duomo di Aachen riflette direttamente il significato politico-religioso di questa volontà .Con il suo nucleo ottagonale la Cappella è la porzione del palazzo che conserva l'originaria forma carolingia.
Qui troviamo notevoli correlazioni fra il pensiero dell'imperatore e le idee dell'antica cultura mediterranea. Dopo la fine della Repubblica romana, e quindi dopo l'assassinio di Cesare, il potere religioso era detenuto dal pontifex maximus mentre il potere temporale dell'imperatore. La volontà di Carlo era di essere un nuovo Cesare (Kaiser) e incarnare allo stesso tempo un potere religioso e trascendente e uno laico e immanente.
Entrambe queste personificazioni si ritrovano espresse, come spiega molto bene Axel Hausmann in "Kreis, quadrat und oktogon", nella geometria di alcuni simboli.

Il cerchio, la sfera e la diagonale del quadrato erano riferiti al mondo divino e trascendente.
Il quadrato era riferito al mondo razionale.
L'ottagono, e in generale i poliedri, era diviso fra entrambi questi mondi.
Carlo voleva quindi incarnare entrambe le polarità e l'architettura imperiale doveva sintetizzare il suo pensiero.

                                            

 

LA QUADRATURA DEL CERCHIO

La quadratura del cerchio mirava, in maniera geometrica, a definire un cerchio che avesse la stessa area di un quadrato. Per risolvere questo problema il numero trascendente p (3,14159…) ebbe un ruolo centrale.
Gli uomini già nell'antichità sapevano di trovarsi di fronte ad un numero speciale (risultato del rapporto fra circonferenza e diametro del cerchio) che non è spiegabile mediante una frazione e già dagli egizi fu utilizzato nella costruzione delle piramidi.
Anche la diagonale del quadrato essendo legata a (pari a 1,4142…) contiene delle valenze irrazionali. Per gli antichi le proporzioni degli edifici e la dimensione delle cose avevano grande importanza e pertanto per Carlo l'intero duomo palatino doveva contenere tutta una serie di simboli. Inoltre il Clero individuava nell'anno 800 la rinascita di Cristo e l'inizio del regno divino di Aquisgrana. La casa di Dio doveva esprimere tutti questi contenuti e quindi attraverso l' ordine matematico si definisce il significato spirituale. Nell'800 sono trascorsi 8 secoli dalla nascita di Cristo e quindi la forma ottagonale sintetizza ulteriormente il messaggio. Si ricordi inoltre che l'ottagono è presente nella simbologia architettonica bizantina e molto probabilmente Carlo acquisisce tale simbolo dalla chiesa di S. Vitale di Ravenna e lo trasmette ad Aquisgrana dove nel 786 inizia la costruzione della Cappella Palatina.
E proprio il principio costruttivo di questa opera deriva dal metodo della "sezione ideale", già usato a Roma all'inizio del IV secolo, che può essere considerato il fratello minore del metodo della "sezione aurea" usato come principio ordinatore dell'architettura della cultura mediterranea.
Il metodo della sezione ideale si ottiene nel caso in cui una misura risulta dalla somma tra la diagonale e il lato di un quadrato, divisa per la lunghezza del lato:


                                 

 

SEGNI CAROLINGI NELL'ARCHITETTURA
DELLE VALLI

Seguendo la leggendaria spedizione di Carlo Magno da Bergamo in Valle Camonica e Val Rendena possiamo quindi ritrovare suggestioni architettoniche e influenze carolingie nella riproposizione di un pensiero, dominante intorno al 1400, che sintetizzava le ideologie dell'imperatore franco.
L'edificio che presenta curiose analogie con la matrice franco-carolingia è senz'altro il monastero di S. Salvatore a Capodiponte(Brescia). Strutturato secondo tre navate ha nel tiburio una forma ellissoidale alla base sulla quale si imposta una torre a pianta ottagonale che potrebbe richiamare le considerazioni sopra esposte. I lati del tiburio sono disuguali e su ciascuno di essi si apre un bifora che da ulteriore spinta alla verticalità dell'elemento, sottolineata anche dagli archetti di coronamento.
La matrice architettonica dell'intero monastero e soprattutto di questo elemento centrale si discosta molto dalla raffinatezza normalmente visibile nelle chiese romaniche lombarde.

Le notizie documentali sul monastero di S. Salvatore de teziis sono quasi totalmente mancanti. Della sua presenza si ha traccia nell'elenco delle fondazioni cluniacensi, redatto dall'abate Ugo di Cluny in occasione del Concilio di Piacenza del 1095, in cui viene ricordato come monastero fiorente.
Da ciò si deduce che la sua fondazione potrebbe risalire a un periodo precedente a tale data. Del resto, sovente, le architetture intorno all'anno 1000 erano il frutto di modificazioni di templi o chiese pre-esistenti.
Qualcuno forse potrebbe obbiettare che l'origine di S. Salvatore sia romanica e quindi non riconducibile agli eventi carolingi. Anche in questo caso però si può ipotizzare che proprio la riproposizione del mito di Carlo e dei suoi valori nel Medioevo coincida con la riproposizione di forme e stilemi architettonici, in età successiva all'ipotetico passaggio. Lungo il percorso di Carlomagno altre opere , per la loro forma poliedrica o circolare, evocano tale volontà. Potrebbero essere la cappella di S. Maria in Solario presso la Basilica si S. Giulia a Brescia, la chiesa di Santa Croce a Bergamo alta, un'appendice della Basilica di S. Pietro al Monte a Civate presso Lecco (realizzata come ex-voto di Adalgiso figlio di Desiderio). Questi ultimi due episodi sono suggestivi se si immagina che Carlo e i suoi potrebbero essere giunti a Bergamo, punto di partenza della leggendaria spedizione narrata nell'affresco di Carisolo, passando per le rive meridionali del lago di Como attraverso Lecco e quindi la Val S. Martino che forse non a caso porta il nome del vescovo di Tours.

(a cura dell'ing.Marco Imperadori)

Lunghezza
20.75 m
Larghezza totale
12.00 m
Larghezza della navata centrale
4.25 m
Altezza max del tiburio (esterna)
17.00 m
Asse Nord - Sud (esterno)
5.70 m
Asse Nord - Sud (interno)
4.10 m
Asse Est - Ovest (esterno)
4.50 m
Asse Est - Ovest (interno)
2.90 m
Bibliografia:
  • Axel Hausmann, "KREIS, QUADRAT UND OKTOGON STRUKTUR UND SYMBOLIK DER AACHNER KAISERPLATZ",( Meyer & Meyer Verlag, Aachen - 1994)
  • Bruno Zevi, "SAPER VEDERE L'ARCHITETTURA", (Einaudi, Torino - 1997)
  • Sandro Chierici, "ITALIA ROMANICA - LA LOMBARDIA", (Jaca Book)
 
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